Presentazione
I "figurini di Francia"
Parigi detta moda
La moda e l'educazione
Regine e aristocratiche, modello per le borghesi
Moda e/è arte nelle riviste francesi
Un arbiter elegantiarum
Donne e ironia in riviste umoristiche
La figura femminile nelle riviste italiane di letteratura e d’arte
 
Le riviste
Gli illustratori
L'illustrazione
Abbigliamento femminile fra Otto e Novecento
Bibliografia
Documenti
 

7. Donne e ironia in riviste umoristiche

La satira come arma e come segno
La donna, alla fine del secolo XIX, era ancora nella condizione di una creatura che, ritenuta per costituzione (più che per motivi economici) non in grado di autonomia e indipendenza, era da tenere sotto costante tutela/protezione, e dunque rimaneva priva di certi diritti che invece tutti gli appartenenti al sesso maschile avevano ottenuto già da tempo. Soltanto le appartenenti alle famiglie più facoltose potevano permettersi di sfidare le rigidissime convenzioni sociali esistenti.
La nuova realtà sociale prodotta dall'industrializzazione comincia però a cambiare la condizione di molte donne.
E, se nella classe operaia la manodopera femminile era sottopagata e sfruttata ancora più di quella maschile, alla donna di qualsiasi ceto restava completamente preclusa la vita politica, compreso l'emblematico diritto di voto.
GLI ILLUSTRATORI

Charles Émile Egli (Carlègle)
Augusto Majani (Nasìca)
Luigi Bompard
Franz Laskoff (Laskovski)
Jean Baptiste Auguste Roubille
Armand Vallée
Raphael Kirchner


 
    Presto, tuttavia, le donne cominciarono a reagire. La lotta, partita soprattutto dalla giovane nazione americana e dall'Inghilterra, con il movimento delle 'suffragette' (nomignolo dispregiativo, usato dagli uomini di tutti i partiti e di tutti i ceti sociali per deridere la pretesa delle donne al suffragio), incontrò una resistenza accanita da parte di politici, intellettuali, operai, mariti, figli e padri, che pure, talvolta, condividevano i principi di giustizia sociale. Le reazioni del 'pubblico' maschile furono quasi sempre improntate all'ironia.
A cavallo tra Ottocento e Novecento, l'umorismo infatti prendeva come bersaglio la donna raffigurata nei suoi vezzi e nelle sue frivolezze, dall'atteggiamento all'abito, in una parola le sue debolezze vere o presunte: nel momento in cui si deve prendere atto della novità di donne che escono dalle mura domestiche, lavorano, fanno sport, guidano l'automobile, partecipano sia pure con grandi difficoltà alle trasformazioni tecnologiche e sociali della civiltà occidentale, la reazione non si fa attendere e, ai tipi dell''ochetta' scervellata e fatua, della matrona dispotica e snob, della sensuale interessata e arrampicatrice, si affianca ad esempio quello della 'cavallona' androgina e priva di grazia.
ITALIA RIDE. Settimanale artistico umoristico
Bologna, 31 marzo; 30 giugno 1900 -
 

BOLOGNA CHE DORME. Periodico umoristico, letterario, illustrato Bologna, 3 agosto 1899 - FANTASIO. Magazine gai
Paris, a.VIII, n. 172, 15 settembre 1913


Le immagini graffianti di vignette satirico-umoristiche sulla figura femminile pubblicate sui periodici tra il 1870 ed il 1914 autorizzerebbero a prender per vera la falsa etimologia di 'satira' da 'Saturno', il dio umorale, misantropo e malignamente misogino. Non mancano però, soprattutto fra gli italiani, illustratori che stemperano la critica sociale usando toni più favorevoli e affettuosi, e, col sorriso, lasciano trapelare perfino ammirazione per la giovane donna moderna.
Il risultato è così uno specchio dell'immagine vecchia e nuova della donna, e del suo ruolo in una società colta in in un periodo storico di passaggio, uno spaccato di come si rideva della/contro la donna fra l'Unità d'Italia e la Grande Guerra.
LE RIRE. Journal humoristique Paris, 1909

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