Archiweb- Biblioteca digitale dell'Archiginnasio Quell'amor d'antico
   
Presentazione

Bologna princeps Etruriae fra Sei e Settecento

Ovidio Montalbani

Thomas Dempster

Ferdinando Cospi e il suo Museo

Carlo Cesare Malvasia

Antiquari, eruditi, collezionisti

Luigi Ferdinando Marsili

Serafino Calindri

Giacomo Biancani Tazzi

Filippo Schiassi

La grande stagione archeologica bolognese

Pelagio Palagi

Giovanni Gozzadini e Maria Teresa di Serego-Allighieri

Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, Bologna, 1871

Luigi Frati

Antonio Zannoni

Edoardo Brizio

Bibliografia

Antonio Zannoni

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Antonio Zannoni (1833-1910) nella sua veste di Ingegnere Capo del Comune di Bologna si occupò di molti scavi archeologici, dall'abitato di capanne rilevato nell'attuale centro storico, dove portò in luce anche il ripostiglio della fonderia di Piazza San Francesco, ai sepolcreti Benacci, Arnoaldi, Tagliavini, Stadello della Certosa, De Lucca. Durante i lavori nel Cimitero comunale della Certosa, il 23 agosto 1869 venne scoperta casualmente nel Chiostro delle Madonne una tomba etrusca. Zannoni pubblicò i risultati di questi ritrovamenti nell'opera Gli scavi della Certosa di Bologna, tuttora uno strumento valido e completo per accuratezza descrittiva e apparato illustrativo.

BIOGRAFIA >


ANTONIO ZANNONI, Gli scavi della Certosa di Bologna
Bologna, Regia Tipografia, 1876

Nel 1876 uscirono le prime due dispense dell'opera che fu terminata nel 1884. L'accurata parte descrittiva e l'eccezionale apparato illustrativo di 150 tavole in "foglio imperiale" ne fanno una pubblicazione ancor oggi considerata esemplare, nella quale Zannoni illustrò la più nota delle sue imprese archeologiche: il sepolcreto etrusco della Certosa. L'importantissima scoperta, che iniziò con il rinvenimento casuale di una tomba "a cista" durante i lavori di sistemazione del Chiostro delle Madonne nel cimitero della Certosa, in tre anni riportò alla luce ben 421 tombe e diede l'avvio dell'interesse per la storia più antica della città e incentivo per la realizzazione del Museo Civico, inaugurato nel 1871.

  Tav. L: Litografia a colori di Guglielmo Thumb: rappresenta la tomba 108 della Certosa che, per l'abbondanza di ceramica attica, la varietà del vasellame bronzeo e la presenza di oggetti di rara preziosità, si segnala come uno dei corredi funerari più sontuosi tra quelli dei sepolcreti felsinei.
 
 
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Colino in bronzo
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 17114

Il manufatto, databile al 460 a.C. circa, proviene dalla tomba 108 della necropoli della Certosa. Il colino faceva parte del corredo di una ricca tomba ad inumazione. Componente quasi imprescindibile del corredo funerario nella Felsina del V sec. a. C. è infatti il servizio per il simposio, celebrato alla maniera ateniese: si tratta di un momento successivo al pasto, dedicato al consumo collettivo del vino, regolato da norme rituali e accompagnato da danze, giochi, conversazioni filosofiche e poetiche. Il colino, assieme ad altro strumentario bronzeo di produzione etrusca e a una grande anfora di produzione attica, era proprio utilizzato nella preparazione del vino.


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ANTONIO ZANNONI, La situla di Bologna
estratto dall'opera Gli scavi della Certosa di Bologna
Bologna, Regia Tipografia, 1879
Tav. XXXV: litografia a colori di Guglielmo Thumb

È la situla della Certosa usata come urna funeraria nella tomba a cremazione n. 68. Conteneva, oltre alle ceneri del defunto, un corredo povero rispetto alla preziosità del vaso di bronzo interamente ricoperto da una decorazione a sbalzo su quattro fasce con ritocchi incisi. I temi decorativi del banchetto, della caccia e del lavoro dei campi, tipici delle situle, qui si arricchiscono con il tema militare e la sfilata di cavalieri, fanti e opliti, che ci confermano che il destinatario fosse un personaggio di rango della città di Felsina.


ANTONIO ZANNONI, Lettera a Edoardo Brizio, Bologna 1 gennaio 1873

Zannoni, in questa lettera inviata ad Edoardo Brizio nel 1873, parla della prossima pubblicazione dell'opera sugli scavi della Certosa e del criterio d'impostazione del suo lavoro:

 

"... della pubblicazione degli Scavi della Certosa, e dico, che dopo moltissime considerazioni ho prescelto la forma descrittiva completa, cioè ho fatto la descrizione del processo, e del dettaglio di tutto lo scavo ripartito anno per anno: in una parola ho descritto ogni tomba sia nella sua disposizione, che ne' suoi dettagli con quella minore, o maggiore estensione, che l'importanza d'ogni tomba richiede. Con ciò, a mio avviso, ognuno ora e per l'avvenire ha sott'occhio il risultato di quanto si è scoperto: ognuno per ogni tomba ha una singola descrizione. ... L'opera ripeto è lunga, ma almeno sarà uno specchio di tutto lo scavo. Amerei su di ciò il suo giudizio...".

È una lettera che attesta buoni rapporti tra Zannoni e Brizio, rapporti che con il tempo e soprattutto con la venuta a Bologna di Brizio, si deterioreranno irrimediabilmente.

 


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