Archiweb- Biblioteca digitale dell'Archiginnasio Quell'amor d'antico
   
Presentazione

Bologna princeps Etruriae fra Sei e Settecento

Ovidio Montalbani

Thomas Dempster

Ferdinando Cospi e il suo Museo

Carlo Cesare Malvasia

Antiquari, eruditi, collezionisti

Luigi Ferdinando Marsili

Serafino Calindri

Giacomo Biancani Tazzi

Filippo Schiassi

La grande stagione archeologica bolognese

Pelagio Palagi

Giovanni Gozzadini e Maria Teresa di Serego-Allighieri

Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, Bologna, 1871

Luigi Frati

Antonio Zannoni

Edoardo Brizio

Bibliografia

Presentazione

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La passione per l'antico e l'archeologia si sviluppa a Bologna, tra Seicento e Ottocento, attraverso collezioni antiquarie, formazione di musei, insegnamento universitario. L'evoluzione che ha portato all'archeologia come disciplina scientifica autonoma costituisce un paradigma di profonde trasformazioni metodologiche e concettuali.

Lo studio delle civiltà antiche nell'Università di Bologna faceva inizialmente parte della storia della letteratura classica. I grandi scrittori greci e latini fornivano, nelle loro opere, preziose informazioni sulla storia economica, istituzionale, sociale e religiosa; secondo Ovidio Montalbani, il primo che nel Seicento si occupò della storia più antica di Bologna, le testimonianze monumentali e materiali non avevano importanza per la storia delle civiltà passate, tanto che la sua ricostruzione è frutto di pura invenzione; importanti erano invece le testimonianze scritte e solo i grandi personaggi, gli avvenimenti epocali e le istituzioni politiche erano degne di essere studiati.

Contemporaneamente peraltro, fioriva anche a Bologna un collezionismo nobiliare e in particolare, nel 1660, Ferdinando Cospi lasciò alla città il suo Museo, come aveva fatto all'inizio del secolo Ulisse Aldrovandi con le sue importantissime raccolte naturalistiche.

All'aprirsi del XVIII secolo la nuova sede degli studi superiori, l'Istituto delle Scienze, fondato e sostenuto da Luigi Ferdinando Marsili, esprimeva una nuova sensibilità verso le antiche civiltà intese nel loro complesso, non più solo nelle testimonianze letterarie, ma in ogni espressione scritta, come le epigrafi o le monete, e figurativa. Giacomo Biancani Tazzi e Filippo Schiassi porteranno l'etruscheria da moda antiquaria a disciplina scientifica di studio e tale attitudine si rifletterà in studiosi non accademici come Serafino Calindri.

La conoscenza più approfondita delle espressioni artistiche classiche farà poi fiorire quella breve ma intensa corrente artistica che prenderà il nome di neoclassicismo, che dai continui ritrovamenti archeologici e dalla loro pubblicazione e divulgazione trasse spunti e nuova ispirazione.
Ormai avvenuta l'Unità italiana, la donazione da parte del pittore neoclassico Pelagio Palagi al Municipio di Bologna della sua raccolta di libri d'arte e archeologia, insieme alla sua collezione di oggetti egizi, greci, etruschi, italici, romani, aprirà la strada alla creazione del nuovo Museo Civico Archeologico, una volta assommata alle collezioni donate dal Marsili all'Istituto delle Scienze.

In questo periodo, nell'ambiente accademico bolognese, ormai inserito in un circuito universitario nazionale, si accoglievano e discutevano le idee portate dagli studiosi stranieri sempre più interessati alla penisola italiana, che era un grande e prezioso campo di scavi. I docenti di Archeologia, come Edoardo Brizio, divennero sempre più specialisti sia delle civiltà antiche nel loro complesso che delle loro espressioni artistiche. Imponenti campagne di scavi programmati, dapprima resi possibili dal mecenatismo di Giovanni Gozzadini poi dall'impegno del Comune di Bologna e dall'opera di Antonio Zannoni, portarono in luce a Villanova, a Marzabotto, alla Certosa, migliaia di tombe di una civiltà ancora sconosciuta e portarono Bologna alla ribalta nel campo degli studi delle civiltà pre-romane. Il punto d'arrivo del nostro percorso è il V Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche del 1871, organizzato da Giovanni Capellini, che sancì l'importanza dei ritrovamenti bolognesi e della sua scuola di studi.

Di tutti questi protagonisti degli albori dell'Archeologia fino al suo svilupparsi come disciplina scientifica, la Biblioteca dell'Archiginnasio conserva importanti testimonianze, volumi e opuscoli a stampa, manoscritti, disegni, fotografie, e li mostra come tappe di questo percorso, come suggerimenti di studio e di indagine, come feconda intersezione fra indagini sul campo nelle collezioni e dei reperti, e studio degli archivi personali dove sopravvivono importanti testimonianze rimaste inedite, oltre che nelle raccolte bibliografiche ricche di pubblicazioni rare e preziose.

 

 

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Credits | Data di creazione: dicembre 2011 | Informativa sui cookie
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