Archiweb- Biblioteca digitale dell'Archiginnasio Quell'amor d'antico
   
Presentazione

Bologna princeps Etruriae fra Sei e Settecento

Ovidio Montalbani

Thomas Dempster

Ferdinando Cospi e il suo Museo

Carlo Cesare Malvasia

Antiquari, eruditi, collezionisti

Luigi Ferdinando Marsili

Serafino Calindri

Giacomo Biancani Tazzi

Filippo Schiassi

La grande stagione archeologica bolognese

Pelagio Palagi

Giovanni Gozzadini e Maria Teresa di Serego-Allighieri

Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, Bologna, 1871

Luigi Frati

Antonio Zannoni

Edoardo Brizio

Bibliografia

Giacomo Biancani Tazzi

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Giacomo Biancani Tazzi (1729-1789), professore di Antichità nell'Istituto delle Scienze, nelle sue lezioni esaltò il valore della numismatica per la conoscenza dell'antichità e si avvalse anche delle contemporanee scoperte pompeiane ed ercolanesi. Non trascurò di trattare del significato degli oggetti e dei monumenti dell'arte etrusca, a cui dedicò l'opera monumentale De pateris antiquorum, pubblicata postuma nel 1814.
La fama del Biancani è affidata a pochissimi scritti a stampa, ma ad un amplissimo giro di corrispondenza con numerosi studiosi del tempo, fra cui Giovanni Fantuzzi, Gaetano Marini, Annibale Abati Olivieri, Mauro Sarti e Girolamo Tiraboschi.

BIOGRAFIA >


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Giacomo Biancani Tazzi, De antiquitatis studio. Oratio habita in aedibus Instituti VI idus Januarias MDCCLXXXI
Bologna, Tipografia dell'Istituto delle Scienze, 1781

Il discorso inaugurale delle lezioni dell'anno 1781 presso l'Istituto delle Scienze, tenuto da Giacomo Biancani Tazzi, fu incentrato sulla grande importanza dello studio dei resti delle civiltà antiche per un generale avanzamento delle scienze attuali, dalla storia alla geografia, alle scienze. Vi si sottolineava, ad esempio, l'importanza della numismatica per la ricostruzione della cronologia antica, per lo studio delle istituzioni e del loro succedersi nei secoli. Inoltre, Biancani Tazzi affermava che lo studio dei monumenti antichi è stato di stimolo e d'ispirazione ai moderni artisti e architetti per le loro creazioni e, più in generale, che le scoperte archeologiche possono essere di grande utilità per il mondo attuale e per svariate discipline di studio. Il discorso fu preceduto da una tormentata fase di elaborazione, attestata dalle numerose versioni manoscritte conservate nel fondo speciale intestato al suo nome. Giacomo Biancani Tazzi non lasciò molte opere a stampa, ma una cospicua mole di manoscritti di lezioni e studi storici.


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GIACOMO BIANCANI TAZZI, tre versioni del frontespizio ideato per la sua prosecuzione dell'opera di Carlo Cesare Malvasia, che in realtà non vide mai la luce.

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GIACOMO BIANCANI TAZZI, Lapide dedicatoria alla dea Opi
Due disegni, mm. 460x210 e mm. 160x105
BCABo, F.S. Biancani Tazzi, cart. III, fasc. 16

Disegni, di cui uno probabilmente a grandezza naturale, della lapide dedicatoria alla dea Opi, ritrovata a Castel San Pietro e nota anche a Serafino Calindri. Il disegno più grande è la riproduzione che Biancani Tazzi fece presumibilmente sul posto, a seguito di visione diretta.Sul retro del disegno più piccolo, un appunto autografo di Biancani Tazzi: "Iscrizione in pietra arenaria ritrovata vicino alla chiesa di S. Pietro nel Borgo di C.[astel] S.[an] P.[ietro] nel Territorio di Bologna".


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GIACOMO BIANCANI TAZZI, Sopra un manico di metallo con iscrizione etrusca. Dissertazione in forma di lettera al P.[adre] Ab.[ate] Trombelli

Alla discussione dell'uso per cui fu creato l'oggetto e del fine che ebbe (criteri che il Biancani Tazzi afferma di prendere sempre a guida dei suoi studi) si accompagna l'esame dell'iscrizione in lingua etrusca. Al testo è accompagnato un fine disegno di quello che oggi è stato riconosciuto come uno strìgile (oggetto per la cura del corpo, usato per detergere a secco le membra dal sudore e dalla polvere). Al di là dell'errata lettura delle lettere incise e dell'errato riconoscimento dell'identità dell'oggetto, il Biancani Tazzi aveva compreso che l'iscrizione si riferiva all'autore, al produttore. Il tentativo di spiegazione indica la sua concezione dell'utilità, al pari delle testimonianze letterarie, del documento archeologico, soprattutto se arricchito da un'iscrizione, per la ricostruzione di una civiltà.
Il pezzo, allora appartenente all'abate Giovanni Crisostomo Trombelli, passò al Museo Universitario e poi al Museo Civico Archeologico.

 

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Strigile in bronzo
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. IT706

Il manufatto, ritrovato nelle vicinanze di S. Costanzo (PG), presumibilmente in contesto funerario, è databile a un periodo compreso fra seconda metà del IV e inizi del III sec. a. C.
Lo strìgile era uno strumento usato soprattutto dagli atleti per detergersi. Questo esemplare manca di gran parte del cucchiaio e presenta un restauro antico. Sul manico è impressa in cartouche un'iscrizione etrusca (cafre/atnas) recante la firma dell'artigiano (cafre), al servizio di una fabbrica pertinente alla gens degli atna.


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GIACOMO BIANCANI TAZZI, Disegno di uno specchio etrusco e incisione a stampa dello stesso, ritagliata dal foglio
Lo specchio non fa oggi parte delle collezioni del Museo Civico Archeologico.

  GIACOMO BIANCANI TAZZI, Trattazione manoscritta sulle pàtere (in realtà specchi incisi) intercalata con disegni e incisioni.

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