Archiweb- Biblioteca digitale dell'Archiginnasio Quell'amor d'antico
   
Presentazione

Bologna princeps Etruriae fra Sei e Settecento

Ovidio Montalbani

Thomas Dempster

Ferdinando Cospi e il suo Museo

Carlo Cesare Malvasia

Antiquari, eruditi, collezionisti

Luigi Ferdinando Marsili

Serafino Calindri

Giacomo Biancani Tazzi

Filippo Schiassi

La grande stagione archeologica bolognese

Pelagio Palagi

Giovanni Gozzadini e Maria Teresa di Serego-Allighieri

Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, Bologna, 1871

Luigi Frati

Antonio Zannoni

Edoardo Brizio

Bibliografia

La grande stagione archeologica bolognese

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A Bologna, il passaggio dall'antiquaria di tradizione settecentesca all'archeologia moderna vede una data fondamentale nel 18 maggio 1853, quando Giovanni Gozzadini, nella sua tenuta di Villanova di Castenaso, scoprì alcune tombe a cremazione.
Anche se i reperti furono indagati da Gozzadini con metodi tipici dell'antiquaria, il riferimento del sepolcreto di Villanova agli Etruschi costituì un'interpretazione storica fondamentale.

A Marzabotto l'orizzonte di questa nuova etruscologia si ampliò con la conoscenza di un impianto urbano perfettamente documentato.
Qui Gozzadini, che avviò alcune campagne di scavo nel 1862, incorse nell'errore di interpretare i resti di un vasto complesso urbano come un enorme sepolcreto, continuando a sostenere questa tesi in sede scientifica, almeno fino al 1881, in coincidenza con il suo ritiro pressoché definitivo dalla scena archeologica bolognese.

Gli scavi di Villanova, Marzabotto e della Certosa di Bologna diedero concretezza archeologica alla "Felsina princeps Etruriae" ricordata da Plinio. E quindi, non a caso la città fu scelta nel 1871 come sede del V Congresso di Antropologia e Archeologia Preistoriche.
Lo stesso Comune, attraverso l'Ufficio tecnico e in particolare l'opera dell'ingenere architetto capo Antonio Zannoni, entrerà nella gestione degli scavi e negli sviluppi dell'archeologia bolognese a partire dalla scoperta nel 1869 delle prime tombe etrusche della Certosa, ponendo le basi per la costituzione del Museo Civico.

L'atto di fondazione del museo della città è da identificarsi comunque nell'eredità con cui Pelagio Palagi, artista bolognese, nel 1860 destinò alla "diletta patria" la sua ricchissima collezione di oggetti d'arte, antichità, medaglie, disegni, libri.

Sul piano scientifico la situazione mutò radicalmente nel 1876 quando alla cattedra di Archeologia dell'Università fu chiamato Edoardo Brizio. Con il Brizio si chiuse definitivamente il ciclo dell'archeologia intesa come antiquaria o scienza delle istituzioni e se ne aprì uno nuovo, quello dell'archeologia intesa come storia dell'arte classica e allo stesso tempo "scienza dei documenti talora umili, ma non per questo meno preziosi".

In questi anni, quindi, sia l'opera e l'attività scientifica di personalità come Zannoni, Gozzadini, Brizio, che il fervore di scavi e scoperte in area urbana che si susseguivano a ritmo incalzante, permisero di raccogliere una ricchissima documentazione archeologica che fece di Bologna un punto di riferimento a livello europeo per i ritrovamenti e gli studi di archeologia protostorica.


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