Archiweb- Biblioteca digitale dell'Archiginnasio Quell'amor d'antico
   
Presentazione

Bologna princeps Etruriae fra Sei e Settecento

Ovidio Montalbani

Thomas Dempster

Ferdinando Cospi e il suo Museo

Carlo Cesare Malvasia

Antiquari, eruditi, collezionisti

Luigi Ferdinando Marsili

Serafino Calindri

Giacomo Biancani Tazzi

Filippo Schiassi

La grande stagione archeologica bolognese

Pelagio Palagi

Giovanni Gozzadini e Maria Teresa di Serego-Allighieri

Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, Bologna, 1871

Luigi Frati

Antonio Zannoni

Edoardo Brizio

Bibliografia

Filippo Schiassi

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Filippo Schiassi (1763-1844) fu professore di Numismatica ed Antiquaria, dal 1815 di Archeologia presso l'Università di Bologna, nonché Reggente della stessa negli anni 1817-1824. Nel 1810 riaprì il Museo Antiquario dell'Università che, erede della "Stanza delle Antichità" dell'Istituto delle Scienze fondato dal Marsili, ebbe vita autonoma fino al 1878. Nel 1814 ne pubblicò la Guida.
Fu autore di numerose pubblicazioni su svariati argomenti di antiquaria, soprattutto romana, spesso incentrati su ritrovamenti archeologici recenti del territorio bolognese (un'armilla d'oro, una gemma etrusca incisa, medaglie consolari, fittili dipinti). La sua opera più nota è una raccolta di epigrafi antiche intitolata Lexicon epigraphicum Morcellianum, in tre volumi editi tra il 1835 e il 1838. Diede inoltre alle stampe la dissertazione di Giacomo Biancani Tazzi sulle pàtere etrusche.

BIOGRAFIA >


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FILIPPO SCHIASSI, De pateris antiquorum ex schedis Iacobi Tatii Biancani sermo et epistolae
Bologna, Tipografia Giuseppe de' Franceschi, 1814

Si tratta della lezione inaugurale dell'anno 1808 tenuta nel Regio Archiginnasio da Filippo Schiassi, titolare della cattedra di Archeologia dopo il rinnovamento del corso degli studi superiori attuato da Napoleone Bonaparte.
Alla lezione, chiamata discorso (sermo), seguono lettere indirizzate ad eruditi italiani ad illustrazione degli specchi riprodotti nelle tavole finali.


Frontespizio e incisione dello studio su una armilla (monile) La preziosa armilla fu rubata e la polizia diramò una circolare per la sua ricerca Frontespizio e incisione dello studio su una gemma incisa


Pianta del Museo delle Antichità della Regia Università di Bologna, in FILIPPO SCHIASSI, Guida del forestiere al Museo delle Antichità della Regia Università di Bologna
Bologna, Tipografia Giuseppe Lucchesini, 1814

Al contrario delle lezioni universitarie ancora pronunciate e scritte in latino, la guida del Museo, appartenuto all'Istituto delle Scienze e poi divenuto dell'Università, è scritta in italiano perché era rivolta alle persone di cultura, ma non necessariamente specialiste. La tavola finale rispecchia la sistemazione in Palazzo Poggi, nuova sede dell'Università, della collezione antiquaria formata dai nuclei aldrovandiano, cospiano e marsiliano, un secolo dopo la donazione fatta da Luigi Ferdinando Marsili all'Istituto delle Scienze.
Fra le interessanti annotazioni di ritrovamenti di oggetti antichi in scavi occasionali, segnala (p. 106) lo scoprimento casuale nel 1801 alla Certosa, durante i lavori per il nuovo Cimitero, di armille contenute in un'urna cineraria. Nella Guida, inoltre, Schiassi accetta ancora l'ipotesi che gli specchi di bronzo siano oggetti votivi, ma in appunti rimasti manoscritti (BCABo, F.S. Filippo Schiassi, cart. XIII, fasc. 7) avanza la nuova e corretta ipotesi di riconoscimento.


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FILIPPO SCHIASSI, Viaggio archeologico di Bologna. Di tre monumenti di Bologna cioè di una lapide che attesta il culto di Giove Dolicheno, di un puteale e di un laureto ad Apollo ed al Genio d'Augusto, di un tempio ai pubblici Lari

Schiassi organizzò le sue lezioni di archeologia come viaggi nei paesi europei e nelle regioni italiane più ricchi di ritrovamenti e più significativi. Proponiamo gli appunti relativi al viaggio archeologico attraverso la città di Bologna, in cui egli inserì un foglietto che riproduce un'iscrizione monumentale incisa su una lapide trovata nel "1768 fuori porta S. Isaia sul torrente Ravone" con un commento sul culto a Giove Dolicheno, personificazione di una divinità asiatica originaria della città di Dolico, in Anatolia. I reperti oggetto della trattazione compresa nel fascicolo manoscritto sono conservati presso il Museo Civico Archeologico.


Specchio in bronzo inciso
Bologna, Museo Civico Archeologico, inv. 1075

Il manufatto, di provenienza sconosciuta, già appartenente alla Collezione Marsili, è databile ai primi decenni del IV sec. a. C.Si tratta di uno specchio etrusco di forma circolare con codolo da inserire in un manico lavorato a parte. Sul lato posteriore è incisa una scena composta da tre personaggi: al centro una donna che allatta un giovane, attentamente osservata da un altro giovane. L'aspetto giovanile ma non infantile di Eracle ha fatto supporre che si tratti di una variante etrusco-italica del mito greco secondo il quale Era, la madre degli dei, attraverso l'allattamento "adottava" Eracle, accogliendolo così fra gli dei. Il terzo personaggio pare essere Iolao.

 


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