Archiweb- Biblioteca digitale dell'Archiginnasio Quell'amor d'antico
   
Presentazione

Bologna princeps Etruriae fra Sei e Settecento

Ovidio Montalbani

Thomas Dempster

Ferdinando Cospi e il suo Museo

Carlo Cesare Malvasia

Antiquari, eruditi, collezionisti

Luigi Ferdinando Marsili

Serafino Calindri

Giacomo Biancani Tazzi

Filippo Schiassi

La grande stagione archeologica bolognese

Pelagio Palagi

Giovanni Gozzadini e Maria Teresa di Serego-Allighieri

Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, Bologna, 1871

Luigi Frati

Antonio Zannoni

Edoardo Brizio

Bibliografia

Ovidio Montalbani

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Clicca per ingrandire       Ovidio Montalbani (1601-1671), poligrafo, si occupò di scienze naturali, di letteratura e di storia, soprattutto della sua città; scrisse Le Antichità più antiche di Bologna, in cui leggende, credenze e suggestioni archeologiche si fondono a formare un quadro della città antica del tutto immaginario.

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OVIDIO MONTALBANI, Le Antichità più antiche di Bologna ristrette in due libri intitolati Il Colosso, e gl'Historici Spiriti
Bologna, Carlo Zenero, 1651

La pianta allegata al volume intitolata "Felsina, e Bologna antica capo della sec[onda]a Toscana, metropoli dei Galli Boii e colonia nobilissima dei Romani", è dedicata al Senato e a tutti i cittadini più saggi e amanti del bene comune e continuatori dell'antica gloria cittadina. Domenico Ambrosi, detto anche Domenichino del Brizio, la disegnò in Bologna.
Accanto a strutture ed edifici pubblici come il canale Navile, le mura e le porte della seconda e terza cerchia, allora esistenti e raffigurate come si trovavano all'epoca, l'autore inserisce edifici e strutture antiche di sua ricostruzione (o meglio, invenzione), come residenze di famosi personaggi della storia romana, archi trionfali, teatri, templi, edifici pubblici. Qua e là fanno capolino resti del periodo gallico (il bosco dei druidi gallici dove sorge San Michele in Bosco, il "Campo de' Boii" nella zona entro porta San Donato), ma curiosamente nulla della fase etrusca, nonostante il titolo faccia riferimento alla grandezza della città in quel periodo.


OVIDIO MONTALBANI, Vera medaglia d'Ottone Imperatore...
Bologna, Erede del Benacci, 1667

La spiegazione delle immagini e dei testi della medaglia è fornita attraverso le citazioni letterarie sull'opera di Otone imperatore, che restò sul trono per tre mesi nel tormentato anno 69, conosciuto come l'anno dei tre imperatori.
Montalbani fornisce in fine le indicazioni utili per chi volesse vederla (e presumibilmente acquistarla): la medaglia si trovava "appresso M. Gasparo Barbieri Acquavitaro, Rinfrescatore, e Tabaccaro in Bologna, vicino alla Croce, che è da Casa de' Signori Casali, dove s'intersecano le due Vie di Strà Castiglione, e di Miola" (oggi angolo fra via Castiglione e via Farini).
In realtà la medaglia è un'imitazione rinascimentale.

 

Medaglia dell'imperatore Otone (69 d.C.)
Bologna, Museo Civico Archeologico, Collezione numismatica, n. 72858

La medaglia è un'imitazione rinascimentale prodotta dall'orafo e incisore Giovanni Cavino (Padova, 1500-1570), che coniò rifacimenti di monete con i dodici Cesari le cui vite furono narrate da Svetonio. L'alta qualità di queste copie di monete fece sì che venissero spesso considerate autentiche, ma alimentò anche un mercato di falsi intenzionali. Questa in particolare è un sesterzio d'invenzione perché l'imperatore Otone non coniò moneta in bronzo.

     

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