Archiweb- Biblioteca digitale dell'Archiginnasio Quell'amor d'antico
   
Presentazione

Bologna princeps Etruriae fra Sei e Settecento

Ovidio Montalbani

Thomas Dempster

Ferdinando Cospi e il suo Museo

Carlo Cesare Malvasia

Antiquari, eruditi, collezionisti

Luigi Ferdinando Marsili

Serafino Calindri

Giacomo Biancani Tazzi

Filippo Schiassi

La grande stagione archeologica bolognese

Pelagio Palagi

Giovanni Gozzadini e Maria Teresa di Serego-Allighieri

Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, Bologna, 1871

Luigi Frati

Antonio Zannoni

Edoardo Brizio

Bibliografia

Ovidio Montalbani

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Ovidio Montalbani nacque a Bologna nel 1601. Studiò filosofia con Vincenzo Montecalvi e medicina con Bartolomeo Ambrosini: nel 1622 si addottorò in filosofia e medicina e, pur essendo molto giovane, venne ammesso nei collegi di entrambe le discipline. Nel 1625 ottenne una cattedra di Filosofia, ancora prima di compiere l'età minima richiesta di venticinque anni. Nel 1633 chiese e ottenne dal Senato cittadino di passare alla lettura di Filosofia Morale, a cui poi aggiunse l'insegnamento delle materie legali connesse. Dopo la morte di Bartolomeo Ambrosini divenne anche custode del Museo Aldrovandi e curò la pubblicazione del primo tomo della Dendrologia di Ulisse Aldrovandi.

Ebbe anche un'intensa attività politica, occupando più volte varie cariche pubbliche, come giudice del Foro dei Mercanti e dei Tribuni della Plebe. Nel 1665, dopo quarant'anni di insegnamento, chiese e ottenne di essere messo a riposo, ma continuò a occuparsi sia di matematica, fondando l'Accademia dei Vespertini, sia di letteratura, essendo membro, fra le altre, dell'Accademia dei Gelati e dell'Accademia della Notte, per la quale nel 1626 compose l'elogio funebre in onore del collega Thomas Dempster.

Poligrafo, si occupò di scienze naturali, di letteratura e di storia, soprattutto della sua città; scrisse Le Antichità più antiche di Bologna, in cui leggende, credenze e suggestioni archeologiche si fondono a formare un quadro della città antica del tutto immaginario. Esaltò anche l'antichità del dialetto bolognese nel Vocabolista bolognese del 1660.

Ebbe tre mogli ma nessun figlio: fece eredi dei suoi numerosi manoscritti e libri il Collegio di Filosofia e Medicina di Bologna, città nella quale morì nel 1671.



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