Archiweb- Biblioteca digitale dell'Archiginnasio Quell'amor d'antico
   
Presentazione

Bologna princeps Etruriae fra Sei e Settecento

Ovidio Montalbani

Thomas Dempster

Ferdinando Cospi e il suo Museo

Carlo Cesare Malvasia

Antiquari, eruditi, collezionisti

Luigi Ferdinando Marsili

Serafino Calindri

Giacomo Biancani Tazzi

Filippo Schiassi

La grande stagione archeologica bolognese

Pelagio Palagi

Giovanni Gozzadini e Maria Teresa di Serego-Allighieri

Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia Preistoriche, Bologna, 1871

Luigi Frati

Antonio Zannoni

Edoardo Brizio

Bibliografia

Carlo Cesare Malvasia

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Carlo Cesare Malvasia nacque a Bologna nel 1616, dal conte Anton Galeazzo e dalla moglie Caterina Lucchini, di famiglia modesta. A causa della disparità sociale, il padre dovette annullare il matrimonio; in seconde nozze sposò la nobile Cristiana, sorella di Ferdinando Cospi, dalla quale ebbe figli che privarono Carlo Cesare della primogenitura e della legittimità di nascita; mantenne però, insieme con il titolo nobiliare e con la dimora presso la casa paterna, l'opportunità di un'educazione nobile.

Ebbe una prima formazione umanistica, poetica e letteraria, che completò sotto l'insegnamento del poeta e giurista Claudio Achillini. Rivelando anche interessi artistici, frequentò botteghe di diversi artisti e strinse rapporti d'amicizia, fra gli altri, con Angelo Michele Colonna, Agostino Mitelli e Alessandro Tiarini.
Il 29 dicembre 1638 si addottorò in utroque iure; all'inizio del 1639 si trasferì a Roma, dove rimase fino al 1646: qui ebbe modo di sviluppare e consolidare la passione per l'antiquaria che lo accompagnò tutta la vita. Dal 1647 al 1687 insegnò Diritto civile e Diritto canonico nello Studio bolognese; nel 1653 conseguì anche il dottorato in Teologia e nel novembre del 1662 ottenne un canonicato in San Pietro, a cui dovette rinunciare nel 1681 per motivi di salute, mentre mantenne l'incarico universitario, cui affiancò una vivace produzione letteraria.

Al suo interesse per l'arte si lega anche una notevole passione collezionistica: la raccolta antiquaria, consistente in ventitré lapidi, frammenti scultorei e reperti medievali, decorava la sua palazzina di campagna chiamata La Torre, fuori porta San Donato; nel 1716 la collezione fu donata dagli eredi all'Istituto delle Scienze; da qui le lapidi sono confluite nel Museo Civico Archeologico.

Dopo la pubblicazione nel 1683 della sua prima opera epigrafica, dedicata all'esame della lapide enigmatica di Aelia Laelia Crispis, rifacimento cinquecentesco di un monumento epigrafico, nel 1686 pubblicò Le pitture di Bologna, una guida aggiornata al patrimonio artistico cittadino. Nel 1690 diede alle stampe lo studio Marmora Felsinea, in cui esaminava epigrafi di provenienza bolognese, perlopiù esemplari della sua collezione.

Morì a Bologna il 10 marzo 1693 e fu sepolto nell'arca di famiglia della chiesa agostiniana di San Giacomo Maggiore.

 

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