Medici in prima linea: la Società medica chirugica

La Società Medica Chirurgica
La Società Medica Chirurgica di Bologna fu fondata nel 1802 da un gruppo di medici desideroso di riunirsi, periodicamente, per esaminare, in un costruttivo scambio di opinioni, non solo le moderne conquiste della scienza medica, ma le necessità igienico-sanitarie della città. Riconosciuta dal Governo Napoleonico nel 1805, sospese la propria attività nel 1811, quando un decreto legislativo del Regno d'Italia riorganizzò l'Istituto Nazionale di Lettere, Scienze ed Arti di Milano, creando sezioni dello stesso in ogni città del Regno, alle quali le Società scientifiche presenti nelle varie città dovevano confluire. Nel 1823, con la Restaurazione, alcuni dei vecchi soci fondatori decisero di riprendere l'attività, anche, in considerazione delle sempre più precarie condizioni igieniche della città e dalla comparsa di nuove entità morbose quali il tifo petecchiale, connesse ad una mancata riorganizzazione dei servizi sanitari. (continua >)
Pirro Aurispa Sul cholera pestilenziale. Ricerche Macerata, Tip. di Alessandro Mancini, 1856.
Sui frontespizi degli opuscoli compaiono sia il timbro della Società Medica Chirurgica, sia quello di Camillo Versari a testimonianza dell'iter delle pubblicazioni: Versari donò la propria raccolta libraria alla Società Medica, la cui biblioteca fu interamente depositata presso l'Archiginnasio fra il 1878 il 1901. Le dediche manoscritte degli autori, presenti in molti opuscoli, testimoniano la fitta rete di scambi di idee e pubblicazioni fra gli scienziati dell'epoca.

Lettera da Porretta di Francesco Vivarelli Vecchi scritta il 14 luglio 1855 al dottor Luigi Mezzetti, Archivio Società Medica Chirurgica.
Una grande emergenza come il colera può rappresentare per molti anche un'occasione di lavoro: c'era bisogno di portantini, necrofori, medici, fanti di sanità. Lo scrivente si offre al dottor Mezzetti come farmacista nel lazzaretto.
Nota manoscitta di accompagnamento agli avvisi, Archivio Società Medica Chirurgica.

Nel 1854 quando l'epidemia era già in atto in Europa il Bullettino della Società Medica Chirurgica stampa molti contributi che descrivono le soluzioni organizzative adottate nelle varie città europee. Nell'illustrazione si vede un dispositivo per riscaldare il letto dei malati con getti di aria calda nel cosiddetto periodo algido del colera, quando la temperatura corporea si abbassa rapidamente.
Bellissimo diploma di nomina a Socio della Società Medica Chirurgica del dott. Luigi Concato in data 8 gennaio 1861, con firma del Presidente Dott. Francesco Rizzoli e del Segretario Dott. Giovanni Brugnoli.
Luigi Concato nel 1850 scrive: Intorno alla cura del cholera coll'aiuto della corrente elettrica in cui propone come cura locale il sistema elettromagnetico che, rifacendosi alle vecchie teorie di Giacomo Tommasini dello stimolo e controstimolo, ha come scopo la costante rianimazione del circolo.
[...] Non è questa po la prima volta che io raccomando la faradizzazione del cholera. Nel 1855 mi ero proposto di esperimentarne l'efficacia. I risultati che ne ebbi in Padova, in Venezia, e che altri ottenne in Brescia, qui in Bologna furono tali da incoraggiare a ritentarne l'applicazione. [...]
Di parere contrario furono i risultati della stessa metodica applicata ai malati colerosi dell'Ospedale S. Lodovico di Bologna:
[...] L'ardente desiderio di giovare agl' infermi affidati alle nostre cure ci fece adoperare l'apparecchio di Concato speditoci con pronta e gentile compiacenza dallo stesso autore. Noi ce ne servimmo colle precise regole da esso prescritte nel suo relativo opuscolo, applicandola mediante i dischi alle regioni laterali del collo, all'epigastro, e quando non era tollerato né al collo né all'epigastro, coi cilindri alle mani.[...]
(cfr. Il Cholera morbus nella città di Bologna l'anno 1855, cit. p.319)
Questo tipo di cura ebbe effetti benefici, ma di troppo breve durata e intensità per poter essere considerata vantaggiosa.