I rimedi e le cure / I rimedi
I rimedi | Le farmacie | Colera
e omeopatia
Come si curava il colera
Non conoscendo l'agente eziologico del morbo, mancava
anche un metodo uniforme di cura della terribile malattia,
nell'ambito della quale possiamo distinguere due tipi di interventi
terapeutici: i rimedi utilizzati al primo insorgere dei sintomi
e quelli previsti a malattia già conclamata.
Per la forma colerica più lieve, detta colerina, bastava
somministrare un lieve infuso d'ipecacuana, bevande e clisteri
rinfrescanti e qualche salasso. In presenza di forte vomito
e diarrea, erano indicate limonate vegetali con gomma e laudano
e clisteri di riso con laudano, il riscaldamento esterno del
corpo dell'infermo.
Per la fase più grave, detta periodo algido, con perdita
delle forze vitali, occorreva riattivare la circolazione con
sostanze eccitanti, procedendo in contemporanea al riscaldamento
del corpo con bottiglie d'acqua calda, frizioni con cloruro
di calce o aglio, olio canforato, lenimento con la morfina,
pomata con l'atropina.
Nella forma asfittica della malattia
si tentò spesso il salasso poiché era noto che
molti medici delle Indie e rispettabili medici europei proclamavano
essere uno dei rimedi migliori, soprattutto nel periodo algido.
L'esperienza però dimostrò che, se poteva avere
qualche effetto benefico nei primordi del male poiché
riusciva a risvegliare qualche reazione, nel periodo più
acuto non faceva che peggiorare la situazione. Eppure medici
come Marco Pedrelli dell'Ospedale Sant'Orsola e Marco Piana
della parrocchia di Sant'Antonio di Savena dichiararono di avere
guarito metà dei loro malati con tale metodo.
Nel lazzaretto di San Lodovico fu sperimentato un infuso composto
da due limoni tagliati a pezzi in mezzo boccale d'acqua calda
unito a due lotti di santonico, due di ruda, due di assenzio.
Il medicamento, di cui venne fatta sperimentazione su ordine
della Commissione Comunale di Sanità, ottenne qualche
successo, ma fu ben presto abbandonato per il disgustoso sapore
amaro. |
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Relazione particolareggiata sullo stato sanitario della
città e provincia di Bologna, prima e dopo l'epidemia
cholerica nel 1855 |
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Nel Capitolo
VI della Relazione, il Brugnoli
affronta lo spinosissimo argomento delle terapie:
Quando una
malattia termina il più spesso col troncare la
vita dell'uomo, ed i casi fortunati sono condotti a
guarigione mercè differenti ed anche opposti
metodi di cura, non è da meravigliare se i medici,
scorati dagli esiti funesti, sieno discrepanti nell'adottare
un trattamento terapeutico generale, e se qualche volta
li vedi anche porre fiducia in rimedi dubbiosi, ed essere
spinti a tentare sperimenti e ricerche. [...]
Il descrivere quali e quanti metodi curativi si usassero
a combattere il morbo in questa epidemia, e con quale
risultamento, non è opera né breve, né
facile; tanto furono quelli svariati, e questo differente
ed anche opposto, anche in casi affatto simili, ed in
egual modo trattati. [...]
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Anticolerici più diffusi
Etere solforico - liquore anodino - canfora - acido solforico
- manganese - sal marino - nitro - ammoniaca liquida - semi di lino
- senape - ipecacuana - camomilla - fiori di sambuco - fiori di
tiglio - laudano - spirito di vino canforato - cloruro di calce
- olio di oliva - aceto - spirito di minderero - neve - sanguisughe.
Poiché uno dei sintomi che accompagnavano l'esordio e lo
sviluppo della malattia era un'inestinguibile sete, cui faceva seguito
un desiderio vivissimo di acqua fredda con cui smorzare l'insopportabile
arsura delle fauci e dell'esofago, diversi rimedi rinfrescanti venivano
usati a tale fine. Limonate vegetali, aranciata, acidi minerali
allungati alla gomma, l'albume d'uovo sciolto nell'acqua, il tamarindo,
la magnesia, il citrato di magnesia e altri sali neutri, gli olii
di ricino, di mandorle dolci ecc.
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Esempi di pubblicità di preparati
anticolerici venduti in alcune farmacie bolognesi. Si
va dall'Elixir di Salute del Commendatore G. Bonjean, farmacista
di Chambery, ai più nostrani Preservativi anticolerici
da assumere ai primi sintomi e dalle composizioni segrete.
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Gocce di salute del Dottore Chronicle
proposte contro il cholera morbus.
Tali gocce, forse utili nei prodromi del colera o nella colerina
semplice, furono
esperimentate nello Spedale San Lodovico di Bologna su
pazienti affetti da colera conclamato, senza esiti favorevoli.
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Ricetta di bibita rinfrescante a base
di corallina (miscuglio di alghe marine della costa provenzale
e della Corsica), acqua fresca, olio d'oliva, succo di limone
e acqua di fiori d'arancio.
È tra le ricette più diffuse!
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Ricetta dell'aceto de' 4 ladri.
Anche l'aceto era considerato un buon anticolerico per la
sua azione antibatterica e antinfiammatoria. All'aceto semplice
vengono aggiunte altre sostanze fitoterapiche presenti in
molte ricette anticoleriche, come la camomilla, il laudano,
la menta piperita.
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Ricetta di "pozione" multiuso
a base di: spirito di canfora, menta piperita, tintura asafetida,
amoniaca liquida, acetato morphino.
Ne viene data anche la posologia, si può aspirare se
tenuto in tasca in bottiglia, prendere per bocca diluita in
2 cucchiai d'acqua 10 o 15 gocce due volte al dì, per
frizionare l'addome in corrispondenza della bocca dello stomaco
e del basso ventre, per lavaggi in misura di circa 30 gocce
unite a un decotto di camomilla.
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Metodo preservativo e curativo del Cholera esposto in
tabelle
Modena, Dalla reale tipografia Eredi Soliani, 1836
Quattro tabelle riassuntive dei metodi curativi più
diffusi: la prima tratta dei mezzi preservativi; la seconda
della cura del primo stadio; la terza (qui esposta) del secondo
stadio in cui la malattia è già ampiamente conclamata;
la quarta del terzo stadio o della reazione.
Come si può vedere i tre periodi del morbo devono essere
trattati in vario modo e con rimedi diversi che l'ignoto autore
divide in razionali e empirici applicati esternamente e internamente.
Per ogni rimedio sono inoltre previste utili osservazioni
diagnostiche che ne rendano possibile l'utilizzo anche da
parte di altri medici.
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