Medici in prima linea: i protagonisti

Medici in prima linea
I protagonisti principali dell'epopea del colera furono senz'altro i medici: professori universitari, scienziati, medici degli Uffizi di Soccorso e dei lazzaretti, ma anche semplici medici condotti e privati.
Alcuni nomi spiccano particolarmente: Brugnoli, Predieri, Versari, Verardini, per citarne alcuni. Sono autori di studi scientifici e rivestono ruoli decisionali nella gestione dell'emergenza come dirigenti dei vari uffici preposti alla lotta contro l'epidemia. Molte pubblicazioni utilizzate per la mostra appartenevano a questi medici, come attestano ex libris e note di possesso.
Si occupano di scienza, indagando l'eziologia del colera e le terapie, ma anche di amministrazione, contribuendo a definire le politiche sanitarie. Sono gli esponenti di una classe dirigente emergente che di lì a pochi anni, archiviato il regime pontificio, svilupperà pienamente il suo potenziale politico sottraendo egemonia alla élite tradizionale costituita dai proprietari terrieri. Per questi professionisti l'emergenza colera sarà dunque anche un banco di prova: di fatto, almeno per alcuni mesi, sono loro a reggere il governo della città.
   

Lettera di Alessandro Ferranti a Ferdinando Verardini, da Bologna, il 22 luglio 1855
Il dottor Ferranti, medico assistente alle carceri della Carità, chiede al dottor Verardini, suo superiore, di visitare un detenuto coleroso e autorizzarne il trasporto al lazzaretto civile.


Lettera di Paolo Predieri a Ferdinando Verardini, da Bologna il 6 luglio 1855
Si avvisano tutti i medici della città di non inviare più malati al lazzaretto di San Lodovico, dove i posti sono ormai esauriti, ma di lasciarli presso le loro abitazioni. Siamo nel pieno della diffusione del morbo in città e ne è testimonianza il fatto che gli ospedali non riescono più ad accogliere né curare alcun malato.
AI POSTI DI COMANDO:
I COMMISSARI
   
Paolo Predieri
Conservatore di Bologna dal 1854 al 1859, durante l'epidemia
di colera presiedette la Deputazione Straordinaria di SanitÓ.
Giovanni Brugnoli
A soli 25 anni venne nominato assistente
all'Ospedale Maggiore, che lo vedràmedico sostituto
nel 1846, primario nel 1861 e direttore nel 1889.
Tessera Ferroviaria n. 1676 di Giovanni Brugnoli, rilasciata dal Ministero della Istruzione Pubblica il 1 gennaio 1890. Collocazione: F. S. Giovanni Brugnoli, cart. VIII, n. 1.
Camillo Versari
Fu uno dei commissari della Deputazione Straordinaria di SanitÓ.
 
AI POSTI DI COMANDO:
I DIRIGENTI
   
Ferdinando Verardini
Titolare dell'Uffizio centrale di Soccorso, istituito durante l'epidemia cholerosa del 1855.
Gaetano Sgarzi
Membro della Commissione Provinciale di SanitÓ.

Lettera di Paolo Predieri a Ferdinando Verardini, da Bologna il 14 luglio 1855
Disposizione da parte della Deputazione Comunale di Sanità di fornire ai medici impegnati e sfiancati nella lotta quotidiana contro il terribile morbo, una carrozza con fiacre per agevolarli e alleviarli nei loro spostamenti.
Pompeo Mattioli, Tributo di riconoscente ammirazione offerto da Vittorio Baleotti Mattioli ai cultori dell'arte salutare i quali mostrarono nel disastro choleroso affligente Bologna l'estate 1855 quanto possano religione, sapienza, amore nell'animo del vero cittadino.

Commissione Provinciale di Sanità, Circolare n. 947, 10 luglio 1855
Qualche problema con la categoria doveva esserci stato se la Commissione Provinciale di Sanità il 10 luglio ritenne necessario intervenire con un deciso richiamo ai medici della città per ricordare che fronteggiare l'epidemia era un compito di tutti e non solo di quelli stipendiati dalla Amministrazione pubblica e direttamente impegnati negli Uffizi di Soccorso o nei lazzaretti.
Anche i medici pagarono un pesante tributo di vittime, e non poteva essere altrimenti, dato il contatto diretto con i malati e la totale assenza di rimedi efficaci.
Dalla dettagliatissima tabella statistica della Relazione (p.397-400), dove sono elencate ben 138 professioni di persone colpite dal colera, risulta che 11 medici si ammalarono e 9 morirono.
Fra questi risulta deceduto il 17 luglio al lazzaretto del Ricovero, dopo un'agonia di poche ore, il giovane assistente Pietro Golfieri. Da un rendiconto del 22 ottobre 1855 di compensi pagati ai medici in servizio al Ricovero, risulta la sua paga per appena sei giornate di lavoro.
Nella polvere e sugli altari
Di fronte all'imperversare del colera che mieteva vittime soprattutto nei quartieri più poveri e malsani, la diffidenza del popolo nei confronti dei ceti dirigenti, non risparmiò i medici. Gli echi di questa ostilità si colgono in molte fonti e le stesse Istruzioni popolari si propongono anche di combattere i pregiudizi nei confronti della classe medica. Brugnoli nella Relazione elogia la categoria, sostenendo che fu proprio l'abnegazione dei medici a cambiare l'atteggiamento del popolo, che alla fine dell'epidemia tributerà ad alcuni di loro pubblici onori:
[...] i medici, i chirurghi , i farmacisti furono pronti a fare il proprio dovere, porgendo soccorso per quanto era in loro potere, ai miseri colpiti, pronti ad affrontare qualunque pericolo. [...] Quindi sul finire dell'epidemia si videro i popolani, dimoranti nelle vie più abitate dai poveri, ai giovani medici Pietro Belletti, Francesco Fantini, Gerardo Vallaperta, come pure ai dottori Vincenzo Visconti, Pietro Bernaroli, per dire d'alcuni soltanto, segnare a caratteri d'oro nei luoghi più frequentati della città, dedicare epigrafi e poesie, ornandole di corone d'alloro e di fiori, a sfogo di loro eterna riconoscenza (Relazione, p. 233).