Archiweb- Biblioteca digitale dell'Archiginnasio Sulle tracce di Dickens
   
Introduzione

Biografia


Le prime edizioni

Le collane politiche

Le opere di Antonio Gramsci

Paolo Spriano e Valdo Magnani

Lo struzzo

Un nuovo carattere tipografico: il Garamond Simoncini

La comunicazione di casa Einaudi

Un prestito per «garantire nuove possibilità di autonomo sviluppo culturale»

La Biblioteca di Dogliani

Giulio Einaudi e Bologna

Biografia



Giulio Einaudi con il padre Luigi Einaudi nel 1951
Giulio Einaudi nacque il 2 gennaio 1912 a Dogliani, in provincia di Cuneo, da Luigi, economista e secondo presidente della Repubblica Italiana, e Ida Pellegrini. La sua formazione ebbe luogo presso il ginnasioliceo Massimo D’Azeglio di Torino, dove fu allievo di Umberto Cosmo, Zino Zini e Augusto Monti, noto antifascista che fu insegnante anche di Cesare Pavese, Leone Ginzburg e Massimo Mila. Proprio quest’ultimo, già studente universitario, fu incaricato di dare ripetizioni di latino al giovane Giulio e lo introdusse nella cerchia degli ex allievi del D’Azeglio, tra i quali, oltre ai già citati Pavese e Ginzburg, figuravano Franco Antonicelli, Giulio Carlo Argan, Norberto Bobbio, Vittorio Foa, Ludovico Geymonat, Fernanda Pivano.
A soli ventuno anni, il 15 novembre 1933, fondò la «Giulio Einaudi Editore», con sede a Torino al terzo piano di via Arcivescovado 7, nello stesso palazzo che era stato la sede del settimanale «L'Ordine Nuovo» di Antonio Gramsci. Pare che l’idea di fondare una casa editrice fosse di Leone Ginzburg, anche se non va dimenticato l’amore per il libro, strumento di conoscenza e al tempo stesso oggetto dotato di una propria materialità, che Giulio aveva ereditato dal padre, grande collezionista.


La sede dell'Einaudi in via Biancamano a Torino
La casa editrice venne subito individuata dalla polizia fascista come ricettacolo del gruppo torinese di «Giustizia e Libertà». Nel marzo 1934 fu arrestato Ginzburg, il 15 maggio 1935 la stessa sorte toccò a Einaudi, Mila, Foa, Antonicelli, Bobbio, Pavese, Carlo Levi e Luigi Salvatorelli. Dopo una breve prigionia, l'editore fu inviato al confino.
Al rientro, nel 1936, l’attività riprese con nuovi collaboratori come Giaime Pintor e Carlo Muscetta. L’armistizio dell’8 settembre 1943 portò scompiglio nella casa editrice e ne modificò gli assetti. Il 1° dicembre morì Giaime Pintor, saltando su una mina mentre cercava di raggiungere Roma per unirsi alla lotta partigiana; Leone Ginzburg venne arrestato e morì a Regina Coeli il 5 febbraio 1944, in seguito alle torture subite. Giulio Einaudi in un primo momento si rifugiò in Svizzera, poi rientrò in Italia e aderì alle brigate garibaldine in Val d’Aosta. Nell’ottobre del 1944 si recò a Roma, dove conobbe Palmiro Togliatti.
Dopo la fine della guerra l’editore diede un nuovo impulso all’azienda, trasferendo la sede in via Biancamano e coinvolgendo intellettuali del calibro di Italo Calvino, Natalia Ginzburg, Elio Vittorini, Luciano Foà e Giulio Bollati.



Ferruccio Parri, Giulio Einaudi, Pierre Mendès-France e Giancarlo Roscioni
La gestione dell’impresa fu sempre collegiale, anche se la decisione finale spettava all'editore. Celeberrime furono le riunioni del mercoledì, durante le quali venivano discusse e scelte le opere da pubblicare, e altrettanto importanti per la vita della casa editrice furono i ritrovi estivi a Rhêmes – Notre Dame in Val d’Aosta, dove si programmava l'attività editoriale per l’anno successivo.
Peculiare fu sempre l’attenzione di Giulio Einaudi per la materialità del libro: la carta, le cuciture, le copertine, la grafica interna, dovevano assecondare il suo gusto ricercato.
A partire dal 1945 l’editore si applicò nello sforzo di sprovincializzare la nazione uscita dalla guerra, puntando costantemente l’attenzione su ciò che avveniva fuori d’Italia, sia nel campo letterario che in quello scientifico, con collane che segnarono profondamente la cultura italiana. Nacquero così le collane “Saggi”, “I Coralli”, “I Millenni”, e poi negli anni Cinquanta “I gettoni” curata da Vittorini, nel 1960 la “Piccola biblioteca Einaudi”, nel 1962 la “Nuova universale economica”. Negli anni Settanta si puntò al grande pubblico, con “Gli struzzi” e con “Centopagine” curata da Calvino.

Negli anni Ottanta, pur non mancando la spinta innovatrice data da collane come “Microstorie” e “Scrittori tradotti da scrittori”, i problemi di gestione della casa editrice si fecero evidenti. Nel 1983 la casa editrice passò in amministrazione controllata e nel 1987 si delineò una nuova struttura societaria, nella quale Giulio Einaudi mantenne la carica di presidente.
L’editore andò in pensione il 4 settembre 1997 all'età di 85 anni, dopo 64 anni di attività. Morì due anni dopo, il 5 aprile 1999, a ottantasette anni, nella sua casa di Magliano Sabina, vicino a Roma. Fu sepolto nel cimitero di Dogliani, dove era nato e dove aveva realizzato la famosa biblioteca.


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