Storie di teatri, teatranti e spettatori, di Marina Calore

> Introduzione
> Dall'antico al nuovo regime
> Il regolamento teatrale
> Gli spettacoli diurni
> Le istituzioni musicali

Introduzione

Il fondo denominato "Teatri e Spettacoli", riordinato di recente, integrato e debitamente inventariato, si impone all'attenzione di studiosi e ricercatori di varie discipline innanzi tutto per l'eccezionale quantità dei pezzi, ben oltre il migliaio, in esso contenuti e in secondo luogo per la molteplicità delle informazioni di prima mano che è in grado di offrire. È costituito infatti in prevalenza da avvisi a stampa e programmi di manifestazioni, lettere circolari e convocazioni accademiche, con l'aggiunta di inviti, tessere e biglietti d'ingresso ai teatri, rapportabili tutti a spettacoli d'ogni genere, compresi quelli che oggi definiremmo 'sportivi', dati a Bologna e nel suo circondario in un lasso di tempo che va dagli ultimi anni del XVIII alla prima metà del XIX secolo, suddivisi in base ai luoghi di rappresentazione (teatri, arene, sale pubbliche e private, ecc.) ed ordinati cronologicamente.

Il fondo comprende inoltre un consistente numero dei così detti 'omaggi poetici' (sonetti, odi, epigrafi, ecc.) stampati su fogli volanti e anch'essi disposti in ordine cronologico, composti da ammiratori e diretti ad artisti che si distinsero in quei medesimi spettacoli o, quanto meno, vi presero parte e contribuirono alla loro buona riuscita.

Ciò non esclude che si trovino qua e là fortunosamente inseriti anche dei documenti antecedenti, sia a stampa sia manoscritti, riguardanti in particolare la travagliata vicenda progettuale e costruttiva del così detto teatro 'Nuovo' (odierno teatro Comunale), lo smantellamento del venerando teatro della Sala ricavato all'interno del palazzo del Podestà, l'attività dei teatri Formagliari (poi Zagnoni), Marsigli, Felicini e le recite tenute in qualche aristocratico teatrino privato. Si tratta in questi casi per lo più di frammenti che pure hanno un valore evocativo in quanto testimonianze della costante presenza in città di teatri prestigiosi e frequentati e della tradizionale propensione bolognese per gli spettacoli.

Il nucleo più compatto e consistente del fondo resta, comunque, quello formato dagli 'avvisi teatrali' veri e propri, intestati cioè ai singoli teatri e luoghi teatrali in funzione a Bologna nel primo Ottocento. Si tratta degli avvisi utilizzati abitualmente dagli impresari per presentare ora il programma complessivo delle loro stagioni, ora le singole opere in fase di allestimento, dai capocomici per far conoscere i componenti delle loro compagnie e i capisaldi del repertorio, dai singoli attori per annunciare le serate a proprio beneficio, dalle direzioni stesse dei teatri, infine, per comunicare tempestivamente ogni variazione di programma: sostituzioni, repliche non previste, sospensioni forzate, e ancora estrazioni di tombole, organizzazione di veglioni, ecc.

Molteplici sono poi gli 'avvisi interessanti', 'particolari', 'eccezionali' (e sono anche i più godibili alla lettura), che venivano distribuiti in gran copia e non di rado contestualmente riprodotti sulle pagine della stampa periodica.
Redatti in modo da catturare la generale attenzione, avevano lo scopo di reclamizzare le esibizioni di artisti di passaggio (cavallerizzi, ventriloqui, prestigiatori, virtuosi di qualche strumento, poeti estemporanei e quant'altro).
E sempre tramite avvisi vengono annunciate di volta in volta le partite più avvincenti di gioco del pallone, le corse dei fantini, le ascensioni di mongolfiere, si decantano le stupefacenti applicazioni dell'ottica e della meccanica, si elencano le specie di animali esotici, possibilmente "feroci", esposti nei serragli provvisoriamente allestiti in città.

Ad un pubblico più circoscritto, composto di abbonati, associati e melomani, si rivolgono per lo più le 'lettere circolari', recapitate a mano, allo scopo di informare i fedeli e abituali utenti sulla scelta di qualificate produzioni drammatiche che i dilettanti di turno si apprestano a recitare o sui brani musicali da eseguirsi durante le periodiche accademie vocali e strumentali e i saggi degli allievi del Liceo filarmonico.

Il valore documentario di tutta questa gran mole di materiali è indubbio, e non solo dal punto di vista specificamente teatrale, dal momento che, coerenti con la loro funzione informativa, gli 'avvisi' sono sempre concepiti in modo da fornire ai destinatari, ovvero al "Rispettabile Pubblico", il maggior numero di notizie utili: sulla natura degli spettacoli proposti come sugli artisti e le maestranze impegnati nella realizzazione, unite ad una serie di ragguagli pratici su luoghi, tempi, orari, prezzi dei biglietti e modalità per acquistarli.

È sufficiente poi uno spoglio anche sommario per notare quanto l'offerta spettacolare si faccia nel corso degli anni sempre più ricca e diversificata, resa accessibile, entro certi limiti, a fasce sociali sempre più ampie, e in grado di soddisfare tutte le esigenze, culturali, mondane o di puro intrattenimento, come indirettamente sembrano confermare i tanti 'omaggi poetici' che fanno parte della raccolta. In proposito va tenuto presente tuttavia che tale multiforme offerta non costituisce di per sé una prerogativa bolognese, ma è piuttosto caratteristica di un periodo storico in cui prende avvio su larga scala quella che viene definita l'industria del teatro, e lo spettacolo si appresta a diventare un rilevante settore della vita sociale, politica ed economica.

Costituisce infine motivo di indubbio interesse e di curiosità il constatare la crescita numerica degli spazi teatrali di varia capienza, stabili o provvisori, pubblici o privati, alcuni dei quali di nuova concezione, altri a destinazione 'popolare', messi a disposizione di un pubblico che si prevede ottimisticamente sempre più numeroso, e che risultano meglio distribuiti, rispetto al passato, su tutto il tessuto urbano.
Proprio delle vicende dei teatri bolognesi del primo Ottocento, la gran parte dei quali è scomparsa senza quasi lasciare traccia, si tratterà delle pagine che seguiranno e che hanno lo scopo di ricostruire un plausibile contesto entro cui inserire, come tante tessere di un mosaico, i materiali conservati nel fondo. A questo fine, si è ritenuto indispensabile partire dalla fugace esperienza giacobina che ha creato i presupposti per una fruizione democratica del teatro e per il rinnovamento dei repertori. In seguito si è cercato di illustrare per sommi capi i ripetuti tentativi, da parte delle autorità, di limitare l'eccessiva intraprendenza dei nuovi proprietari di teatri e di tenere sotto controllo i comportamenti del pubblico.

Testo di Marina Calore