Le farmacie
Uno dei cardini del sistema di gestione dell'epidemia era
rappresentato dalle farmacie. Fin dai primi giorni vennero
infatti individuate come il luogo più adeguato per
informare i medici su quanto deliberato dalla Commissione
Provinciale di Sanità per raccogliere le denunce
dei casi di colera. Alle farmacie, il 21 giugno, venne
anche affidato l'incarico di distribuire fra la popolazione
le istruzioni per affrontare l'epidemia, messe a punto
dalla Società Medica Chirurgica.
Con l'istituzione degli Uffizi di Soccorso il loro ruolo
venne ribadito: non solo ogni Uffizio aveva una farmacia
di riferimento, ma venne anche dislocato in prossimità
di queste; inoltre vi erano le farmacie annesse ai lazzaretti.
In mancanza di prodotti industriali, ogni medicamento prescritto
e somministrato dai medici negli Uffizi di Soccorso ed ogni
prodotto utilizzato dai Fanti
di Sanità, doveva venire preparato nei laboratori
annessi alle farmacie.
L'affare colera
Oltre ai farmaci ufficiali, utilizzati dai medici comunali,
le farmacie preparavano e vendevano anche tutti quei rimedi,
primi fra tutti quelli omeopatici,
che si ritenevano in qualche modo efficaci.
Che le epidemie per qualcuno si potessero trasformare anche
in un'occasione per fare affari, almeno nella considerazione
della gente, non è una convinzione recente.
|
|

|
|
La Farmacia Sgarzi (Farmacia del Corso)
|
A servire l 'Uffizio
di Soccorso del Quartiere di San Giovanni in Monte, collocato
nell'omonima chiesa, e parte dell' appodiato
di San Ruffillo, era stata indicata la Farmacia Sgarzi
situata all'angolo fra le attuali via Santo Stefano e via
Guerrazzi. La presenza di una farmacia a questo indirizzo
è attestata fin dal XV secolo; dal 1834 il suo proprietario
era il professor Gaetano Sgarzi,
membro della Commissione
Provinciale di Sanità e personaggio di rilievo
della società bolognese dell'epoca. L'allestimento
interno fu rifatto nel XVIII secolo, quando era denominata
"Ditta Giacomo Zanoni", forse ad opera del decoratore
Mauro Tesi (1730-1766).
I pannelli e le scansie settecentesche così come un
bassorilievo raffigurante l'Annunziata, sono ancora visibili
nell'attuale Farmacia del Corso e sono qundi gli stessi che
accoglievano i clienti nel 1855. Fino a quell'anno si poteva
anche ammirare un soffitto affrescato dallo stesso Mauro Tesi.
Fu proprio il colera la causa indiretta della distruzione
dell'affresco, che fu coperto dalla calce usata per una radicale
disinfezione di tutto l'edificio seguita all'epidemia del
1855.
|
| |
|
Il romanzo
|
- Basta, io mi sono preso una boccetta
di spirito canforato Hahnemann, e con questo, dicono, non
si muore più. Bisogna che sia vera quasi questa proposizione
perché cresce di prezzo ogni giorno.
- Dici davvero? bisognerà ne compri una ancor io!
- Eh! fa presto! perché io l'ho pagata 32 baiocchi;
ieri Enrico la pagò 25 soltanto; ieri l'altro Augusto
la pagò 2 paoli, e Giovanni venerdì la comprò
per 10 baiocchi, mentre i primi giorni si vendeva per un
mezzo paolo.
- Che cosa vuoi? Il farmacista omeopatico, cioè quello
delle piccole dosi, quando è alla sera gli piace
di trovare il suo incasso di una dose piuttosto abbondante,
ed allora diventa allopatico.
Enrico Farnè, Teresina Rodi e
un medico omeopatico, Firenze, a spese dell'editore, 1856,
p.
53-54.
|
|