La modulistica
Ogni singolo passaggio della macchina amministrativa (visite,
ricoveri, decessi) veniva registrato e documentato utilizzando
la modulistica ufficiale. La definizione della modulistica
degli Uffizi di Soccorso e dei lazzaretti era compito dell'Uffizio
Centrale; i modelli, inviati periodicamente alla tipografia
per gli ordini, erano vistati dal presidente della Deputazione
Paolo Predieri.
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Rapporto di effettuata visita
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Modulo per il ricovero del malato
nel Lazzaretto
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Modulo di registro giornaliero dell'Uffizio
di soccorso
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Deputazione Comunale di Sanità
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I bollettini sanitari
L'andamento dell'epidemia veniva monitorato "ogni momento".
Per fare questo gli Uffizi di Soccorso dovevano mandare regolarmente
i loro rapporti all'Uffizio Comunale di Sanità. Presso
ogni Uffizio operava un Deputato al Registro Denunce incaricato
di raccogliere la notifica dei casi sospetti e i rapporti
dei medici. Tre volte al giorno (prima delle 8, alle 12 e
alle 20) i dati venivano inviati all'Uffizio centrale, questo
provvedeva a compilare il Bullettino che veniva inviato alle
Autorità Governative, Militari, Municipali. Il bollettino
delle 12 veniva anche distribuito ai richiedenti, "i
quali crebbero talmente che la Deputazione fu costretta a
darlo alle stampe" (Relazione, p. 260). Su proposta del
dottor Luigi Mezzetti si decise quindi di vendere il Bullettino
ogni giorno al prezzo di un baiocco e di utilizzare i proventi
per l'assistenza degli orfani del colera. Tale distribuzione
in 40 giorni portò l'introito di 193 scudi.
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Bologna e i suoi appodiati. Bollettino
Sanitario dei casi di cholera dal giorno 29 maggio fino
alla mezzanotte del giorno 5 ottobre 1855
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Bologna e i suoi appodiati. Bollettino
Sanitario dei casi di cholera avvenuti dal 29 maggio
all'8 luglio 1855 alle ore 12 meridiane
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Bollettino Sanitario dei casi di
cholera accaduti nella Città di Bologna e nei
sei appodiati foresi. 30 agosto 1855
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Bullettino del cholera nel Comune
di Bologna. 5 ottobre 1855
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Modello per la stampa del Bollettino
del Cholera. Con nota manoscritta del Presidente della
Deputazione Paolo Predieri per la tipografia
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I Fanti di Sanità
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Deputazione Comunale di Sanità. Istruzione
per i fanti di sanità
Ad ogni Uffizio di Soccorso erano assegnati due o tre
Fanti di Sanità con compiti fondamentali: erano
infatti affidate ai Fanti tutte le pratiche di disinfezione
dei locali e delle suppellettili delle case dove era stato
denunciato un caso di colera; inoltre sovrintendevano
ai trasferimenti in ospedale e al trasporto dei cadaveri.
I Fanti, che erano alle dipendenze del Capo Uffizio o
Commesso dei Registri, erano quindi figure di grande importanza
e dovevano avere particolari requisiti morali. Era loro
espressamente vietato di accettare ricompense e mance.
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Lettera di Canuto Canuti a Ferdinando
Verardini del 3 luglio 1855
L'applicazione delle rigide procedure previste dai regolamenti
e dalle circolari risultava spesso problematica nella
realtà, come testimonia questa lettera inviata
a Ferdinando Verardini da un collega:
[...] essendo morta una tale di colera la paglia del
letto era nella storta ed è stata raccolta da
un raccoglitore d'immondezze [...]
invece di essere trasportata in luogo adatto e bruciata.
Vengono elencati i compiti fondamentali dei Fanti di
Sanità, qui e in altri casi però disattesi,
con grande pericolo per la propagazione del contagio:
[...] Si ricorderà che giorni sono le dicevo
che il fante di sanità macchinalmente si presta
una per volta alle disinfezioni, non si cura di ammassare
le biancherie sporche per cacciarle in un vaso con cloruro
di calce, non si lava il pavimento con cloruro di calce,
non si fa gettare cloruro di calce nelle latrine, non
si consigliano gli assistenti a cambiare i panni ed
espurgarli ad altre avvertenze. Senza istruzioni in
iscritto non si farà niente di buono. [...]
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Louis-Bernard Guyton de Morveau,
Preservativi contro la peste ossia L'arte di conservarsi
in salute di prevenire il contaggio e di arrestare i
progressi; col trattato dei mezzi di disinfettare e
purgar l'aria.
La specialità dei Fanti di Sanità era
la predisposizione dei suffumigi, cioè la disinfezione
mediante l'evaporazione di composti chimici. I composti
utilizzati erano diversi a seconda che venissero praticati
in ambienti dove erano presenti persone (in questo caso
si utilizzava "il suffumigio di Smith") o
in locali sgombri: in questo secondo caso il sistema
più diffuso era il suffumigio "Guyton Morveau"
che prendeva il nome dal chimico francese Louis-Bernard
Guyton de Morveau (1737-1816) che lo aveva messo a punto
alla fine del Settecento ed era quindi già ampiamente
conosciuto alla comparsa del colera in Europa.
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Le istruzioni popolari
Nella prima metà dell'Ottocento la proliferazione
di studi sul colera fu imponente: non solo si pubblicarono
decine di opuscoli che illustravano teorie scientifiche sulle
cause e i sintomi dell'epidemia, ma anche una miriade di istruzioni
popolari, cioè consigli direttamente rivolti al pubblico,
su come prevenire e affrontare la malattia. La stessa Deputazione
Straordinaria ne consiglia qualcuna.
Queste opere, scritte in genere da medici, intendevano innanzitutto
prescrivere buone pratiche di vita ritenute in grado di tenere
lontano il contagio. Si cercava di contrastare i pregiudizi,
le manifestazioni di panico e l'uso di rimedi "inappropriati"
diffusi dai ciarlatani. I consigli forniti oscillavano dal
normale buon senso (lavarsi le mani, tenere separata la biancheria
dei malati) a prescrizioni veramente bizzarre (prendere un
ristoro prima di uscire, oppure non aprire la finestra al
mattino presto) e, perlopiù, traducevano in indicazioni
pratiche pregiudizi ampiamente diffusi nella mentalità
del tempo: l'ossessione per i cibi ritenuti pesanti e poco
digeribili, ma anche per i rischi connessi al consumo di frutta
e verdura, e per il freddo.
Oltre alla prevenzione, lo scopo principale delle istruzioni
era quello di fornire alla gente comune le indicazioni per
intervenire prima dell'arrivo del medico. Poiché il
decorso della malattia era rapidissimo, era considerato fondamentale
non solo riconoscerne tempestivamente l'insorgere, ma anche
porre in atto le misure ritenute efficaci per bloccarla o
renderla più lieve. Anche in questo caso i rimedi erano
i più vari, dalle fregagioni alla somministrazione
di bevande aromatiche, calde o rinfrescanti, a seconda delle
diverse opinioni.
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Giacomo Tommasini
Istruzione popolare sul cholera-morbus
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Istruzione sul cholera-morbus:
raccolta di preservativi e di regole fatta da un zelante
sacerdote della Diocesi di Bologna
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Pietro Gamberini
Istruzione intorno la malattia del cholera morbus del
dottor Pietro Gamberini.
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La relazione ufficiale: Eguali istruzioni dava pure la benemerita Società Medico-Chirurgica
di Bologna in una Breve Istruzione che a migliaia di copie
diffondeva in ispecie fra le persone del volgo. Molte altre
istruzioni popolari sull'argomento corsero in quei dì
fra le mani di tutti. Eran distribuite copie in quantità
della Popolare istruzione intorno al colera redatta dalla
Commissione Provinciale di Sanità di Bologna negli
anni 1831 e 1835; altre dei consigli medici per preservarsi
dal cholera morbus di Giacomo Argelati dati in luce fino nel
1836 e ristampati all'opportunità; ed anche comparvero
al pubblico le Osservazioni pratiche del dottor Carlo Salvanini
e l'Istruzione del dottor Pietro Gamberini tutte utili ed
opportune.
Il cholera morbus nella citta di Bologna l'anno 1855, cit.,
p. 231.
Bandi e circolari
I bandi, gli avvisi, le "provvisioni", gli editti,
a Bologna in età moderna costituivano il mezzo con
il quale l'autorità civile o religiosa comunicava ai
bolognesi le proprie decisioni. In origine essi venivano letti
pubblicamente dai banditori pubblici che, preceduti dal suono
della tromba, giravano per la città fermandosi in determinati
punti per "gridare" il contenuto del documento da
diffondere. La divulgazione orale di tali ordinanze venne
soppiantata o, a volte, solo affiancata, da quella scritta
con l'invenzione della stampa e con la crescita del livello
medio di alfabetizzazione della popolazione. Anche il mezzo
scritto doveva avere, come quello orale, un impatto immediato
sul pubblico e si doveva imporre prima di tutto per la sua
chiarezza e leggibilità per permettere una lettura
veloce individuale, ma anche collettiva. Erano quindi fogli
di carta stampati solo su una facciata poiché dovevano
essere incollati in posizione verticale sui muri delle chiese,
colonne, edifici, angoli delle strade, porte e soprattutto
sul palazzo comunale.
A Bologna, venivano emanati dal Cardinale Legato, o dal Vicelegato,
ed erano sottoscritti dal gonfaloniere di Giustizia e, ma
non sempre, dai membri dell' Assunteria coinvolta nel provvedimento.
Servivano innanzi tutto per far conoscere al popolo tutto
ciò che il governo emanava, sia come norme prescrittive
temporanee, obblighi o divieti, sia come norme più
generali e durature che dovevano comunque essere ripetute
periodicamente perché spesso disattese dalla cittadinanza.
L'opera attuata dai bandi, di prevenzione prima e repressione
poi, diventa indispensabile per fissare provvedimenti d'urgenza
e emergenza come quelli di ordine sanitario per i quali la reiterazione
dei provvedimenti era indispensabile da una parte proprio per
eliminare la causa del male quando questo aveva già cominciato
a manifestarsi, dall'altra per la riottosità dei bolognesi
a seguire qualsiasi tipo di norma o prescrizione. Non per nulla
un vecchio adagio recitava:
"band bulgnèis
dura tranta dé manc un mèis"
(un bando bolognese dura trenta giorni meno un mese)
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Il presente Avviso è un esempio
della rigorosa vigilanza che la Deputazione di Annona
faceva su tutti gli alimenti considerati pericolosi
e nocivi.
In particolare le disposizioni si concentrano sulla
frutta che, mangiata senza regola o non alla giusta
maturazione, sconcerta le funzioni digestive e quindi
vien dato adito al colera con facilità.
Ecco quindi che scattano tutta una serie di provvedimenti
di limitazione alla vendita di frutta che doveva entrare
in città solamente attraverso 4 porte: Maggiore,
S. Felice, Galliera e S. Mamolo, dal primo mattino fino
alle 10 antimeridiane, dopo essere stata scrupolosamente
controllata per verificare che non fosse né acerba,
né troppo matura.
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Tra la frutta sono in particolare
presi di mira i meloni e i cocomeri, da sempre considerati
responsabili della diffusione della malattia.
Già a partire dalla seconda metà del 500
troviamo bandi che proibiscono la raccolta di meloni
acerbi o il loro interramento per farli maturare, come
era consuetudine allora di molti ortolani. Ora si pensa
invece che la natura zuccherina di tali frutti,sovrabbondanti
di materiali acquosi e albuminosi, di facile fermentazione,
possa indisporre il tubo gastro-enterico e favorire
una predisposizione alla malattia. A partire dal giugno
1855, con l'avvicinarsi della stagione della maturazione
di tale frutta, vediamo che i vari provvedimenti invitano
dapprima all'osservanza delle regole emanate e stabilite
in precedenza, che limitano la vendita di frutta non
perfettamente conservata. La riottosità dei bolognesi
all'osservanza di tali norme e la diffusione sempre
più ampia della malattia però porta non
solo a reiterare le disposizioni, ma a renderle sempre
più repressive fino alle più estreme conseguenze:
distruzione delle coltivazioni delle melonaie in tutta
la provincia e divieto assoluto di vendita di meloni
e cocomeri.
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Il Municipio vieta ufficialmente
l'introduzione e la vendita in città dei meloni
e dei cocomeri.
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Il fenomeno del consumo dei cocomeri
e dei meloni è inarginabile, nonostante le reiterate
proibizioni da parte delle autorità e la pubblicazione
dei vari avvisi. Per impedire che il popolo minuto ne
faccia un uso smodato e pernicioso si ordina la distruzione
coll'aratro di tutte le mellonare esistenti nella Provincia.
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Notificazione della dispensa concessa
a tutti gli abitanti della città e della Diocesi
di poter mangiare cibi grassi anche nei giorni in cui
tali cibi erano vietati, per motivi di pubblica salute.
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Tra le molte istruzioni popolari
che la Deputazione Sanitaria Comunale, presieduta da
Paolo Predieri, diffuse maggiormente,ci furono quelle
destinate ai lavandai, poiché si era capito che
erano tra i soggetti più colpiti dalla malattia.
Questa è l'apposita istruzione compilata per
loro e a loro distribuita, con correzioni manoscritte
e firma autografa di Predieri.
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Due circolari che ribadiscono l'importanza
di attenersi alle rigide norme igieniche previste dalle
Autorità e diffuse tra i cittadini con il fine
di limitare il più possibile il contagio.
La reiterazione di tali norme non era mai considerata
sufficiente, soprattutto quelle riguardanti il trattamento
dell'abitazione dei malati e gli espurghi della loro
biancheria.
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[...] E perchè anche più
salubre riuscisse il nutrimento della nostra popolazione,
la quale in ispecie nell'estate difetta di pesce fresco,
ed è costretta nei dì di magro di ricorrere
ai pesci salati, alle uova, ai latticini, il Santo Padre
benignamente dava facoltà di dispensare gli abitanti
di questa Diocesi da quel precetto della Chiesa, quando
serpeggiasse il cholera morbus, a Monsignore Giuseppe Passaponti
Vescovo in partibus e Vicario Capitolare di questa Arcidiocesi,
il quale, secondo le istruzioni avute da Roma, da prima
trasmetteva la facoltà avuta ad alcuni medici, ed
ispecie a tutti i membri del Collegio Medico-Chirurgico
da usarne in ispeciali circostanze; non passò molto
tempo che fu estesa a tutti gli abitanti mediante pubblico
indulto.
Il cholera morbus nella citta di Bologna
l'anno 1855, cit., p.
227.
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