il cerchio di gesso

Una rivista bolognese nel movimento del '77

La pubblicazione del primo numero de «Il cerchio di gesso» a soli tre mesi di distanza dai drammatici "fatti di marzo" rappresentò l'occasione per un ultimo tentativo di dialogo tra un gruppo di intellettuali vicini al Movimento del '77 e il P.C.I., ma le durissime accuse reciproche avevano lasciato il segno, portando ormai l'incomunicabilità e l'incomprensione ad un punto di non ritorno. Ne sono testimonianza la maggior parte degli articoli qui riprodotti, pubblicati nell'estate del 1977, prima dello svolgimento del Convegno internazionale contro la repressione, che si tenne a Bologna dal 23 al 25 settembre.

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Fabio Mussi, Democrazia e dissenso secondo i "critici critici", «Rinascita», n. 26, 1 luglio 1977, p. 7.
BCA, collocazione 19/100

Fabio Mussi è tra i primi a segnalare l'uscita del numero d'esordio de «Il cerchio di gesso» in un articolo pubblicato sulla rivista politico-culturale del P.C.I., in particolare nella parte finale dedicata al "caso Bologna", una città che viene descritta ancora sotto choc dopo i "fatti di marzo". Mussi contesta le accuse rivolte al P.C.I. da parte di intellettuali italiani e francesi di sostenere la repressione dei dissidenti in Italia, e di sacrificare le libertà democratiche sull'altare del "compromesso storico". Lo stesso Mussi, che due anni dopo, giovanissimo, entrò a far parte della Direzione del P.C.I., fu inviato a Bologna per tentare una mediazione con gli intellettuali vicini al Movimento, tra cui Federico Stame, della redazione de «Il cerchio di gesso», ma senza successo.

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Sul dissenso a Bologna , «La società», n. 3/4, luglio/agosto 1977, p. 3-4.
BCA, collocazione A. 2135

Sul numero di luglio del mensile della Federazione bolognese del P.C.I. compare un articolo, non firmato, che pur non citando mai «Il cerchio di gesso», di cui è da poco uscito il primo numero, si può considerare una risposta anche all'iniziativa degli intellettuali bolognesi che dalle pagine della nuova rivista difendono il dissenso e si schierano contro la repressione seguita ai "fatti di marzo".

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Alberto Asor Rosa, Libertà di tutti o diritto dei pochi, «L'Unità», 23 luglio 1977, p. 1 e 15.
BCA, collocazione 19/16

Su «L'Unità» del 23 luglio compare un lungo articolo in prima pagina dedicato al numero d'esordio de «Il cerchio di gesso». Lo firma Asor Rosa, uno dei più autorevoli intellettuali comunisti, a dimostrazione che i "fatti di marzo", con l'uccisione di Francesco Lorusso, gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine a Bologna e Roma, i successivi arresti di centinaia di militanti del Movimento e le accuse al P.C.I. di sostenere la repressione per mostrare la propria affidabilità come forza di governo, sono ancora al centro del dibattito politico tra partiti e movimenti di sinistra.
Gli stessi redattori de «Il cerchio di gesso» non si aspettavano che l'organo ufficiale del P.C.I. dedicasse tanto spazio e una firma così autorevole all'esordio della loro rivista, come ricorda Paolo Pullega ricostruendone la storia (http://www.maggiofilosofico.it/politica/1231/).
Per Asor Rosa si è ormai sgonfiata l'iniziativa di un gruppo di intellettuali francesi (J. P. Sartre, M. Foucault, F. Guattari, G. Deleuze, R. Barthes, F. Vahl, P. Sollers, D. Roche, P. Gavi, M. A. Macciocchi, C. Guillerme e altri) che hanno pubblicato il 5 luglio, su «Lotta continua», un appello contro la repressione dei dissidenti in Italia, che sarebbe condotta da D.C. e P.C.I. con il consenso ottenuto manipolando le masse. E gli intellettuali bolognesi de «Il cerchio di gesso», che sostengono che in Italia si stia instaurando una "democrazia autoritaria", vengono definiti singolari campioni del garantismo neo-liberale.

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Roberto Roversi, Un cittadino di Bologna al suo sindaco, «L'Unità», 24 luglio 1977, p. 3.
La risposta di Zangheri, «L'Unità», 24 luglio 1977, p. 3.

BCA, collocazione 19/16

Alberto Asor Rosa si riferisce a questo scritto di Roversi, quando nella contro replica alla lettera di Pietro Bonfiglioli dell'11 agosto, scrive che già l'organo ufficiale del P.C.I. aveva ospitato un intervento di uno degli intellettuali dissidenti che si erano raccolti attorno a «Il cerchio di gesso», a riprova della volontà di dialogo del Partito.
Roversi, che fu tra i principali animatori della rivista, pur non nominando «Il cerchio di gesso», cita alcune delle parole che Federico Stame aveva scritto in La conoscenza giusta, pubblicato sul primo numero della rivista, uscito da poche settimane.
L'intervento di Roversi e la replica di Zangheri riassumono in modo esemplare le due posizioni contrapposte che si affrontarono a Bologna dopo i "fatti di marzo", e in qualche modo, nonostante ulteriori tentativi di dialogo che vi saranno nell'estate di quell'anno, suggellano l'impossibilità di giungere ad una reale mediazione.

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Adesione della rivista «Cerchio di Gesso» [al Convegno internazionale contro la repressione], in Piazza Maggiore era troppo piccola. Cronache, fotografie e documenti del 23-24-25 settembre 1977 sul Convegno di Bologna, [Milano], Edizioni Movimento Studentesco, stampa 1977, p. 107-108.
Biblioteca della Fondazione Gramsci Emilia Romagna

Per la redazione de «Il cerchio di gesso» firmano l'adesione Roberto Bergamini, Giulio Forconi, Maurizio Maldini, Paolo Pullega e Gianni Scalia.

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Gli intellettuali, gli «esclusi», la politica, «L'Unità», 11 agosto 1977, p. 3.
Pietro Bonfiglioli, [senza titolo, risposta all'articolo di Asor Rosa del 23 luglio 1977].
Alberto Asor Rosa, Il coraggio di guardare lontano.

BCA, collocazione 19/16

Pochi giorni dopo il lungo articolo di Asor Rosa, «L'Unità» pubblica sotto il titolo redazionale Gli intellettuali, gli «esclusi», la politica, la risposta di Pietro Bonfiglioli, della redazione de «Il cerchio di gesso», con la contro replica dello stesso Asor Rosa.
Paolo Pullega, che faceva parte della redazione de «Il cerchio di gesso», in un articolo accessibile online (http://www.maggiofilosofico.it/politica/1231/) sostiene di essere l'autore della replica ad Asor Rosa, preparata sotto la supervisione di Bonfiglioli, che lesse poi l'articolo all'intera redazione, con poche obiezioni e una messa a punto finale da parte dello stesso Bonfiglioli: il testo pubblicato sarebbe da considerarsi quindi come espressione collettiva della redazione.
Nella risposta ad Asor Rosa si ribadisce la convinzione che l'appello contro la repressione degli intellettuali francesi non si sgonfierà tanto presto, e si chiede ad Asor Rosa, e quindi al P.C.I, di prendere posizione su tre questioni: 1) scarcerare i militanti del Movimento arrestati negli ultimi mesi per reati d'opinione; 2) non equiparare dissenso e terrorismo, manipolando su questo tema le masse popolari; 3) assegnare spazi fisici e politici ai movimenti dissidenti.
Nella replica Asor Rosa risponde ai tre quesiti, ma riportando poi il discorso sul tema di fondo, su cui Bonfiglioli non si è espresso: la questione del potere, e di come costruire l'ingresso delle masse popolari e operaie nel governo del paese.

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Paolo Passerini, Chi ha ucciso il nemico?, «Il Manifesto», 14 agosto 1977, p. 2.
Biblioteca della Fondazione Gramsci Emilia Romagna

Passerini commenta polemicamente gli scritti di Asor Rosa e di Bonfiglioli pubblicati su «L'Unità», prendendo la distanza da entrambi e ironizzando sulla vicinanza delle loro posizioni. Bonfiglioli, a sua volta, nell'articolo La critica dei critici, pubblicato in «Agenda numero 1», supplemento a «Il cerchio di gesso», definirà Passerini un "solerte guardiano del classicismo ideologico".

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Giorgio Napolitano, Intellettuali e progetto, «L'Unità», 28 agosto 1977, p. 1 e 16.
BCA, collocazione 19/100

Napolitano alla fine dell'estate pone fine definitivamente al difficile tentativo di dialogo tra il Movimento e il P.C.I. avviato prima da Zangheri e poi da Asor Rosa su «L'Unità». L'intervento, ancora in prima pagina e firmato da una personalità di spicco del Partito, membro della Direzione nazionale e responsabile della politica economica del P.C.I., viene così descritto da Bonfiglioli, in La critica dei critici, pubblicato in «Agenda numero 1», supplemento a «Il cerchio di gesso»:
Napolitano ha già calato con brutale autorevolezza le sue condizioni: il confronto […] dovrà essere proseguito "con forze realmente rappresentative" (come noi non siamo e non vogliamo essere) e con quegli intellettuali che non rifiutano di "sporcarsi".

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Giovanni Russo, I cervelli inquieti dell'altra Bologna, «Corriere della Sera», 16 settembre 1977, p. 3.
BCA, collocazione 19/6

Tra gli articoli dedicati alla nuova rivista degli intellettuali bolognesi, spicca per ampiezza e interesse questa intervista a Gianni Scalia e a Roberto Roversi, entrambi animatori de «Il cerchio di gesso», ed entrambi protagonisti delle vicende di un'altra importante rivista bolognese, «Officina», fondata nel 1955 e a cui collaborò Pasolini, e di «Rendiconti», il cui primo numero uscì nel 1961. La presenza di Scalia e Roversi è dunque costante nelle vicende letterarie bolognesi a partire dagli anni Cinquanta, quando sulle pagine di «Officina» ci si interrogava già sul ruolo degli intellettuali rispetto al potere e all'impegno politico, temi che ritroviamo, con punti di vista diametralmente opposti, negli interventi di Bonfiglioli, Asor Rosa e Napolitano apparsi su «L'Unità» nell'estate del 1977.
Le posizioni di Scalia e di Roversi, pur uniti nella battaglia contro la repressione del dissenso portata avanti da «Il cerchio di gesso», si differenziano nettamente su temi cruciali, quali il ruolo degli intellettuali e le responsabilità del P.C.I. nel sostegno alla repressione.

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Pietro Bonfiglioli, La critica dei critici, «Agenda numero 1», supplemento a «Il cerchio di gesso», 23 settembre 1977, p. 47-51.
BCA, collocazione A. 2408

Bonfiglioli risponde con questo scritto alla replica di Asor Rosa dell'11 agosto e all'intervento di Napolitano del 28 agosto, ma ormai il flebile canale di comunicazione tra il P.C.I. e il Movimento si è interrotto, senza arrivare ad alcuna mediazione. Nel frattempo si svolge a Bologna il Convegno internazionale contro la repressione (23-25 settembre), che rappresenta in qualche modo il canto del cigno del Movimento, mentre «Il cerchio di gesso» continuerà il proprio lavoro di analisi e critica politica fino al 1979.

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Andrea Branchini, Lettera dal Movimento, «Agenda numero 1», supplemento a «Il cerchio di gesso», 23 settembre 1977, p. 52-53.
BCA, collocazione A. 2408

Sempre in «Agenda numero 1» e subito dopo l'articolo di Bonfiglioli, Andrea Branchini lancia un duro attacco alle posizioni di Asor Rosa e del P.C.I, a riprova che il breve periodo del dialogo tra il Movimento e il principale partito della sinistra è ormai terminato.

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Pietro Bonfiglioli, A partire da quei buchi di pallottola, «Quotidiano dei lavoratori», 27 marzo 1979, p. 8.
Biblioteca della Fondazione Gramsci Emilia Romagna

A due anni dai "fatti di marzo", Bonfiglioli analizza le caratteristiche del Movimento del '77 e il ruolo de «Il cerchio di gesso» non come rivista fiancheggiatrice del Movimento, anche se molti militanti partecipano al lavoro della redazione, ma come rivista del dissenso "diversa in questo da tutte le riviste sorte attorno al '68, come organismi di lotta ideologica, cioè politica e dottrinaria". Ma l'esperienza de «Il cerchio di gesso» ormai volge al termine, e nel novembre dello stesso anno uscirà l'ultimo numero della rivista, il n. 6-7.

Biblioteca comunale dell'Archiginnasio - Data di creazione: marzo 2018
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